Sto moderatamente allegra
considerato che la felicità
è una fame che costa amore e lacrime
e il mio ventre
non ha più gli occhi per piangere.
Quindi, apparecchio un pezzo di tavola
un piatto di plastica, una forchetta
e bevo il vuoto della metà sbagliata
nel bicchiere. Per dimagrire.
Guardavamo
i pesci girarsi gli indici
dentro l'acquario.
Anche loro restavano sempre muti
lo sapevano che gli occhi
non smettono mai di avere fame
Che saremmo rimasti lì
a fissare la loro solitudine
per tutto il tempo in castrato
tra la fine di una guerra
e l'inizio di un'altra
con le macerie incollate addosso
e la memoria da ingannare.
E poi accendere la luce
per andare a dormire.
Ho mille anni di guerra
da dimenticare, perdonando
(dentro)
un giardino che ha sempre
fatto fiori finti
e addii, con una mano sola.
Tranne quell'unica volta
che un grido c'era
ed era vera carneanima.
Lo chiamai figlio
e fu la sola pietra
della mia casa.
Lo dico in mezzo alla sete
nera di olive salate
nel piatto.
In mezzo ai denti stretti
di una fame di rosa puttana
pure sputata, struprata
tagliata
dal fondo buio delle tue mani.
Lo dico, amore
con gli occhi scavati
di fossa.
Che mancano stelle
amore. Mancano.
E mancano ancora.
Ho lasciato a macerare nell'aceto
un sogno
e aspetto di vedere come volano
se volano
le farfalle in agrodolce.
Nell'attesa, mi finisco l'unghia
della mano sinistra
messa sotto salelacrime
il giusto tempo, il tempo
giusto a renderla squisita.
E innaffierò di vino fino
a marcire silenzi
in crosta di pane. Azzimo.
Mi sembrava di stare sopra i vetri con le parole.
Per questo ho preferito tacere
masticando un chewingum
arrotolato in tasca contro la dimenticanza.
Inutile dire che dentro fosse guerra aperta
e che quel silenzio me lo ritrovavo in bocca
come qualcosa che non hai digerito bene
la sera prima
e che ti fa il cuore piccolo la mattina sugli occhi.
SCIROCCO
reading/concerto su poesie di
Abele Longo, Francesca Pellegrino, Carmine Vitale
Musiche a cura di Rocco De Santis (chitarra) e Doriano Longo (violino)
da sinistra - Abele Longo, Rocco De Santis, Doriano Longo, Francesca Pellegrino
Tutto il santo giorno, piego carta
sospiro, costruisco aeroplani.
Ognuno ha un dettaglio
di più - un particolare
per volare sogni più alti.
Qualche volta, montagne di freddo
tagliano ali e i sogni
precipitano vivi
sulle pietre
sotto.
Appena un grido, prima del buio.
Quell'aeroplano, quindi
lo finisco col fuoco.
per non farlo soffrire.
Certe volte mi capisco poco.
Come quella volta
che ho perso una scarpa
e ho conservato l'altra
in un posto speciale
con la cura, persino
di evitare la polvere
a invecchiare o scolorire.
.O.
Non ho più saputo
che farne dei passi
rimasti incollati a quel cuoio.
Oltre che biasimarli, s'intende.
http://cid-b0accfa50036ad51.skydrive.live.com/self.aspx/AudioPoesia/incipit.mp3
Incipit del libro "Dimentico sempre di dare l'acqua ai sogni"Clicca qui per ordinare il libro su IBS
Palazzo Legari, Alessano (Lecce)
Festival Il Montesardo - Tre serate
28 Luglio - IL VALZER DI VITTORINO
Pièce teatrale di Abele Longo e Roberto Russo
Regia: Ippolito Chiarello
Voci recitanti: Ippolito Chiarello, Nadia Esposito
Musiche a cura di Cosimo Leuzzi (clarinetto) e Rocco Nigro (fisarmonica)
29 Luglio ore 20.30 -SCIROCCO reading/concerto
su poesie di Abele Longo, Francesca Pellegrino, Carmine Vitale
Musiche a cura di Rocco De Santis (chitarra) e Doriano Longo (violino)
1 agosto, ore 20.30 -ALLO SCIROCCO SI FA IL CALLO
La poesia di Francesca Pellegrino Reading dell’autrice
Musiche a cura di Rocco Nigro (fisarmonica)
l'Amore, l'Amore è come la notte.
Arriva sempre
anche dopo la giornata più lunga.
Magari insonne
sui passi storti di un ubriaco
per strada.
O felice in un sonno
che sogna d'Amore, l'Amore.
Magari buia
o di luna mezza o tutta
o con un sole a mezzanotte
che sfida
la lungimiranza delle stelle
Ma arriva sempre, l'Amore
l'Amore è come la notte.
Indosso sempre
un vestito di vetro nuovo
aderentissimo.
Traspaiono perfettamente
le pieghe che fa l'anima
quando ingoio tutte le consonanti
della solitudine. Senz'acqua.
I vestiti smessi di ieri
li conservo frantumati
nel solito cassetto.
Quello senza il fondo
e con i sogni rotti anch'essi
dentro.
Può darsi che non serva
rincasare prima per eccesso di zelo
controllare che non manchi nulla
negli stipi
che i notes sul frigo
non se li sia portati via, il vento.
La segreteria, la mail
la cassetta delle lettere
e sincerarsi che sia ancora integra
la figura nello specchio.
Pur di sentirsi un pezzo
anche inutile - di qualche cosa
Come a casa.
Può darsi che non serva, ma
non credo che uscirò questa sera.
La mia fica
è una ferita sempre aperta
che puntualmente caccia
sangue - inutilmente sangue
e che mai
non cicatrizza mai.
La stesso lavoro
che fa la boccamia
con la ruggine intorno al silenzio
da curare.
Il resto sono solo schegge
d'implosione.
Bruna chiudeva le tapparelle
quella volta
ed il sole si faceva piccolo
dentro casa. Risolveva
inventandosi la primavera
sulla ceramica.
E puntualmente
erano fiori. E figli.
E amore.
In origine eravamo il vetro
dello stesso bicchiere
quello vuoto
messo su un lato del tavolo
in mezzo alle cose inutili
che ci allontanano.
Persino le briciole
le ho viste prendere la fuga
approfittando di un vento
capitato per caso
nei consigli per gli acquisti.
Non sono più tornate.
E' caduto anche il bicchiere.
Io ho tentato la stessa cosa
ero in una stazione, nel mondo
straniera degli altri
e con la religione del silenzio
nel cuore.
Essere altrove era come restare
e sono tornata
ho spento la tivvù
sistemate le cose sul tavolo
e versate due lacrime
in un bicchiere
casomai la sete, la notte.
Devo metterli in fila
i gialli coi gialli. Poi
i rossi e i verdi ancora.
La noia ha un coltello senza il manico
le ore seminano mine sui campi di grano
e nasceranno figli col vizio degli indici
da sparare.
Ho mille modi per dirti che muoio
ma ingoio silenzi e farfalle
con la coda di un occhio. Game Over
Quando si spengono le luci
le ombre cadono
a peso morto
sulla sera.
Rassomigliano alle pietre
sulle pietre
sulle pietre
di certi muri a secco
rassegnate a morire
tutto il giorno
di solitudine e rabbia.
Mi risulta difficile
assai difficile
capire dove finisce il mio vuoto
ed inizia il suo.
Stiamo dentro lo stesso vetro
acqua dentro l'acqua
quando non smette mai
di annegare - allagando gli occhi.
Quando le lacrime fanno i figli.
Mi lascio vivere
dalla prima me che si sveglia.
La prima difficoltà
è ricordare chi fossi ieri
e cosa ha combinato, l'altra.
La seconda è sapere
che - probabilmente -
quella di oggi
può fare pure peggio.